Tradizioni natalizie nel mondo (parte 2)

Tradizioni natalizie nel mondo (parte 2)

Ecco il nostro secondo articolo su usanze e leggende di Natale di ogni angolo del globo (qui puoi leggere la prima parte). Cominciamo subito!

La figura di Sinterklaas (San Nicola) è una di quelle da cui derivano anche il nostro Babbo Natale e il Santa Klaus americano. Arriva in barca con il suo aiutante Zwarte Piet (letteralmente “Pietro nero”, per via del colore della sua pelle), che lo aiuta a distribuire i regali ai bambini. San Nicola e Zwarte Piet arrivano circa tre settimane prima di Natale: a partire da quel giorno i bambini olandesi riceveranno dolci e regalini nelle loro calze appese per l’occasione.

Il Christmas Pudding è un tipico dolce natalizio inglese, fatto con mandorle, frutta candita e rum. È tradizione nasconderci dentro una moneta (magari di cioccolato). Chi la troverà sarà fortunato tutto l’anno.

Per la cena di Natale la tavola viene apparecchiata con qualche posto in più: le sedie sono per i parenti defunti che fanno parte della famiglia. In questo modo, questi ultimi vengono ricordati e ci si sente un po’ più vicini a loro. Non solo: di solito si lasciano alcune briciole vicino al camino per condividere il pasto con le anime dei propri cari.

Secondo la tradizione finlandese, gli spiriti dei defunti vivono nelle saune delle case dei loro parenti ancora in vita. Quindi, a Natale, i finlandesi rendono loro omaggio con una lunga sauna. In più, è usanza fare visita alle tombe dei propri cari. I cimiteri si riempiono di gente e restano aperti oltre l’orario standard. Non c’è illuminazione artificiale: la notte viene rischiarata solo dalle centinaia di candele che i visitatori lasciano sulle tombe.

Nella regione di Oaxaca il 23 Dicembre si svolge la tradizionale Noche de Ràbanos, “la Notte dei Rapanelli”. Si tratta di festival d’arte in cui gli artigiani locali fanno a gara a chi crea le sculture di rapanelli più elaborate. I rapanelli che usano non sono come i nostri, tondi e piccoli: sono quelli giganti locali, molto più grossi e lunghi. Sono un simbolo tipico del Natale a Oaxaca. Oggi chi intaglia la scultura più bella riceve generosi premi in denaro.

A Caracas, capitale del Venezuela, c’è una tradizione davvero curiosa: la Vigilia di Natale i cittadini vanno a messa alle prime luci del mattino. E ci vanno in pattini. Questa tradizione è talmente diffusa che le strade della città vengono chiuse al traffico per permette ai pattinatori di girare in sicurezza.

Si narra che in Grecia vivano alcune creature maligne chiamate Kallikantzaroi. Vivono sottoterra quasi tutto l’anno (temono la luce e il fuoco) e cercano di abbattere l’albero che sostiene il mondo. Ma dal 24 Dicembre al 6 Gennaio, il periodo più buio e freddo dell’anno, possono risalire in superficie. Rubano, distruggono le case e portano il caos. Per fortuna, ci sono alcuni modi per fermarli. Uno dei più classici è far bruciare il tradizionale ceppo di Natale nel camino per 13 giorni, fino all’Epifania. Poi, il 6 Gennaio i preti girano per il paese a benedire le case con l’acqua santa. Le creaturine diaboliche si spaventano e si rifugiano nel sottosuolo. Nel frattempo, l’albero che sostiene il mondo si è rigenerato. Così i piccoli mostriciattoli ricominciano da capo a tagliare il tronco, fino al Natale successivo.

Le leggende sul Natale islandese sono popolate da moltissimi personaggi. Tanto per cominciare, non c’è un Babbo Natale: ce ne sono 13! I Jólasveinar sono simpatiche creature simili ai troll e portano doni ai bambini buoni. Nei 13 giorni che precedono il Natale, i bambini lasciano le loro scarpe fuori dalla finestra: ogni notte un Jólasveinar ci mette dentro dei regali. Se però i bimbi sono stati cattivi, lascia solo patate marce. In pratica, i bambini islandesi possono ricevere addirittura 13 regali! Tuttavia, i Jólasveinar amano anche fare scherzi e dispetti. I loro nomi indicano il tipo di problema che possono causare: Stekkjastaur (Colui che tormenta le pecore), Giljagaur (Colui che fissa i canali), Stúfur (Tozzo), Þvörusleikir (Colui che lecca il cucchiaio), Pottaskefill (Gratta-pentole), Askasleikir (Colui che lecca le scodelle), Hurðaskellir (Colui che sbatte le porte), Skyrgámur (Goloso di formaggi), Bjúgnakrækir (Colui che ruba le salsicce), Gluggagægir (Colui che spia dalle finestre), Gáttaþefur (Colui che annusa le fessure delle porte), Ketkrókur (Uncina-carne) e Kertasníkir (Colui che ruba le candele). Se riesci a pronunciarli tutti, hai la nostra stima.

I Jólasveinar sono figli della gigantessa Grýla, che vive in una grotta insieme a Leppalúði, il suo terzo marito. Durante il periodo natalizio, Grýla esce e va di villaggio in villaggio per fare scorpacciata di bambini cattivi. La gigantessa possiede anche un gatto: lo Jólakötturinn. Il temibile felino è molto goloso e preferisce mangiare le persone che a Natale non hanno ricevuto vestiti nuovi.

Il Natale è il momento di stare con la famiglia e gli amici in totale tranquillità. Ma attenzione: qualche strega potrebbe venire a rovinare tutto! Per evitare questa noiosa situazione, durante la Vigilia le mamme norvegesi nascondono tutte le scope dentro armadi e ripostigli. Così le streghe non possono rubarle e volare nei villaggi a fare danni (sappiamo tutti che le scope sono il loro mezzo di trasporto preferito).

A Natale le donne non sposate si tolgono una scarpa e si mettono con le spalle rivolte verso una porta. A quel punto, lanciano la scarpa alle proprie spalle: se la scarpa cade con la punta rivolta verso la porta, le fortunate si sposeranno entro l’anno nuovo.

E tu hai visto qualche esotica tradizione natalizia, magari durante un viaggio? Raccontacela con un commento!

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